Mimì, impiegata innamorata
Che buffa è Mimì!
Picchia, cercando i tasti, qui e lì,
batte e ribatte, con le dita distratte.

Scambia le lettere e non sa dove metterle.
Le aggiunge o toglie, scrive foglie per moglie,
fiaschi per fischi, fischi per fichi.
Riempie pacchi di fogli, plichi
di frasi grottesche, davvero folli,
dove leggi polli per bolli,
colli per molli, molle per bolle,
mode per mole, sole per fole o per folle…
Orme per more, corte per sorte,
selce per felce, torte per storte.
Mimì scrive aroma invece che a Roma,
trasforma poi Roma in amor o rima.
Mimì vive del proprio lavoro,
orgogliosa delle sue mani d’oro.
Se il lavoro è tanto, non si smarrisce
lei lo affronta e lo finisce.
La sera è stanca ma soddisfatta,
guarda il televisore e pensa al suo amore.
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