Il piccolo-piccolo passerotto e l’elefante grande-grande
«Ehi, Jumbo, me lo dai un passaggio?» chiese il passerotto fradicio e intirizzito all’elefante.
«E tu cosa mi dai in cambio?» rispose sogghignando il pachiderma che, forte e potente, pensava di non avere bisogno di nessuno.
«Adesso sono io a chiederti un favore» disse il passero. «Ma, presto, potresti essere proprio tu ad avere bisogno di me».
«Sarà come tu dici» bofonchiò l’elefante che in fin dei conti era un bonaccione. Allungò la proboscide, afferrò il passero delicatamente e se lo posò sulla gigantesca groppa.
Dopo un po’ che viaggiavano, l’uccellino disse: «Fermati, Jumbo. Adesso che mi sono asciugato le penne, mi è venuta fame. Volo via un attimo a beccarmi qualche bacca e torno. Aspettami».
Il passerotto raggiunse la sommità di un albero, e da lì potè scorgere una folta masnada di feroci cacciatori, nascosti nella giungla. Aspettavano proprio l’elefante per ucciderlo, privarlo delle zanne e venderne l’avorio.
Il passerò si precipitò ad avvisare l’elefante e tutti e due, insieme, si diedero alla fuga.
Sono passati ormai tanti anni da quando per la prima volta si sono incontrati Jumbo e il passerotto. E da allora non si sono mai più separati.
Tutti e due hanno scoperto di non potere fare a meno l’uno dell’altro.
Jumbo può aiutare il passero perchè lui, Jumbo, è grande e grosso, e potente. E il passero può aiutare Jumbo perchè lui, il passero, è piccolo, snello e veloce.
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