Il cece perso
Occhio alle differenze: tra se e s’è, te e t’è, ce e c’è, me e m’è, ne e n’è e nè, tra danno e d’anno e letto e l’etto e simili…
Se c’è un cece che s’è smarrito, è difficile che tu ora possa ritrovarlo.
I ceci li avevi contati uno per uno, verso l’una, al chiar di luna.
E adesso non capisci come: com’è che te ne manca uno?
Dunque, erano 1936. Te l’eri anche scritto.
Cerchi l’appunto per controllarlo e leggere, ma scopri che i fogli così leggeri sono volati via.
Riconti i ceci e pensi: «Vuoi vedere che c’è un sorcio che s’abbuffa?».
Eh, sì!
Perchè d’estate tu raccogli i ceci e li conservi, ma al primo freddo sbuca il sorcio che se li mangia.
Subito, per rimediare al danno, prendi tutti i tuoi ceci e li nascondi.
Perchè, come è l’uomo, tale e quale è il sorcio:
tutti e due sono di virtù eccelse e capaci anche di una bella azione. Ma a patto che non li si induca in tentazione.
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