Ricordi di un maestro italiano (6° dan) di karate

3 dicembre 2011 at 02:55 (Ricordi di un maestro italiano (6° dan) di karate)

Racconta I. C.:
«Ai tempi, Anni Settanta, facevamo gli stage con i grandi nomi giapponesi. E, quella volta, era venuto da Tokio il maestro  K.
Per  una settimana, ogni giorno, da mattina a sera, l’allenamento consisteva nell’avanzare e arretrare a comando. Sempre lo stesso movimento. A piedi nudi.
Si dà il caso che il pavimento della palestra fosse rugoso-zigrinato così già la prima sera mi si erano formate delle bolle: la pianta dei piedi incandescente.
La sera seguente, le bolle irritate erano scoppiate, piaghe.
I miei, a casa, guai se l’avessero scoperto. Avrei dovuto sicuramente abbandonare. E io non volevo, non potevo mancare.  Questione d’orgoglio.
Così, con i miei risparmi – non certo ricchi, da ragazzino – m’ero comprato dei calzini da cambiare ogni giorno, che indossavo e poi buttavo. In modo che mia madre non scoprisse il sangue. 
A metà settimana, superato ogni limite, ho mostrato i piedi al maestro giapponese: “Male… – gli ho detto -, io molto male”.
Il maestro imperturbabile: “Piedi, giù in basso… In alto, grande, sopra, tutto buono… Via, via…”.»
I.C. ora si ferma e sorride.
Riprende: «Ho stretto i denti e continuato. Era questo il karate a quei tempi».

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