2011… 2012… Il Drago avanza!
WordPress, il server, mi comunica:
Questo blog è stato visitato 21.000 volte nel 2011.
L’equivalente di un’intera città. (Certo, non di una metropoli, ma troppa gente ammassata nemmeno poi va bene.)
Giorno di massima frequenza, il 29 novembre, con 913 visualizzazioni.
Europa:
95,4% Italia – 2,1% Svizzera – 0,3% Inghilterra – 0,3% Germania – 0,3% Albania
Nord America:
89,1% Stati Uniti – 10,9% Canada
Sud America:
Brasile 81,8% – 6,1 Argentina – 4,5% Venezuela – 3,0% Colombia – 1,5% Bolivia
Asia:
25,0% Giappone – 25,0% Indonesia – 16,7% Hong Kong – 16,7% Sud Corea – 8,3% Bangladesh
Africa:
40% Madagascar – 40% Etiopia – 20% Egitto
Oceania:
100,0% Australia.
I Paesi di punta, quindi, Italia, Svizzera e Brasile.
E le storie più viste:
1 Le sorelle Foglia
2 Gatta sorda? O uccellini muti?
3 Webby, il Piccolo Internettiano
4 Quisquilie
5 La Venere Muta
Da Guido ai piccoli grandi lettori
un grazie grande… quanto il mondo!

Allegro Natale!
CENTOFIAAABE!
mai viste così tante storie in un libro,
un record
Volume a colori riccamente illustrato (l’immagine di copertina è da una fotografia di Giulia Di Marco). Ma c’è anche in versione ebook,
superconveniente, per la tua “tavoletta”, il nuovo modo di leggere.
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Ricordi di un maestro italiano (6° dan) di karate
Racconta I. C.:
«Ai tempi, Anni Settanta, facevamo gli stage con i grandi nomi giapponesi. E, quella volta, era venuto da Tokio il maestro K.
Per una settimana, ogni giorno, da mattina a sera, l’allenamento consisteva nell’avanzare e arretrare a comando. Sempre lo stesso movimento. A piedi nudi.
Si dà il caso che il pavimento della palestra fosse rugoso-zigrinato così già la prima sera mi si erano formate delle bolle: la pianta dei piedi incandescente.
La sera seguente, le bolle irritate erano scoppiate, piaghe.
I miei, a casa, guai se l’avessero scoperto. Avrei dovuto sicuramente abbandonare. E io non volevo, non potevo mancare. Questione d’orgoglio.
Così, con i miei risparmi – non certo ricchi, da ragazzino – m’ero comprato dei calzini da cambiare ogni giorno, che indossavo e poi buttavo. In modo che mia madre non scoprisse il sangue.
A metà settimana, superato ogni limite, ho mostrato i piedi al maestro giapponese: “Male… – gli ho detto -, io molto male”.
Il maestro imperturbabile: “Piedi, giù in basso… In alto, grande, sopra, tutto buono… Via, via…”.»
I.C. ora si ferma e sorride.
Riprende: «Ho stretto i denti e continuato. Era questo il karate a quei tempi».
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Vivaviva i Ridarelli – 4
Super-Passero Prof incontrò uno strano uccellino tutto azzurro.
Incuriosito, Super-Passero Prof gli chiese: «Ma tu.. tu… cinguetti?».![]()
«Oh, yes! – gli rispose l’uccellino tutto azzurro – I… I twitter».
vivaviva i Ridarelli! Ridi-ridi…

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Vivaviva i Ridarelli – 3
Per risparmiare la spesa delle borse
alle Poste assumono canguri.
vivaviva i Ridarelli! Ridi-ridi…

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Vivaviva i Ridarelli – 2
La balena non è una nave da crociera
vivaviva i Ridarelli! Ridi-ridi…

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Le sorelle Foglia
«Che io sia la più bella e fresca di voi è fuori di dubbio» strillò una foglia alle sorelle.
Se non fossero state così saldamente attaccate a un ramo, già si sarebbero picchiate.
«Se il vento avesse occhi, vedrebbe solo me» protestò un’altra.
«Che ti venga un fungo!» sbottò una terza foglia e continuò : «Non so come tu possa essere tanto vanitosa. Che tu abbia torto è evidente. Ti sei mai guardata? Perfino il sole se ti sentisse lassù te lo direbbe. Come vorrei che questa lite non fosse mai incominciata.»

Intervenne la più appassita delle foglie: «Qualsiasi cosa tu dica o abbia detto, qualsiasi cosa questa o quella dicesse o avesse detto, io sono stufa. E se incominciassimo a starcene un po’ in pace?» concluse facendo in modo che il suo profilo si specchiasse in una pozza, per meglio rimirarsi.
E aggiunse: «Volesse il cielo che ve ne steste zitte un pò!»
Guarda caso, il cielo sentì.
Scocciato, mollò per punizione un acquazzone. Terribile. Ma, nonostante questo, l’ultima goccia era appena caduta a terra che nel fradicio silenzio si udì : «Pozzanghera delle mie brame, e se fossi proprio io la più bella del fogliame?».
Questa storiella è anche un utile esercizio per l’applicazione corretta di congiuntivi e condizionali. Divertiti a rintracciarli nel racconto e a riconoscerli.
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E via in auto incontro alla natura!
Dopo una settimana passata al chiuso o a respirare l’aria inquinata e viziata delle strade di città, è bello il sabato saltare su una macchina per correre incontro al silenzio e all’aria pura.
Al casello trovi qualche chilometro di coda, clacson che assordano, bambini che strillano affacciati ai finestrini.
Un po’ di pazienza e arrivi in autostrada.
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Quando la nube delle mille auto si dirada, ti rendi conto di essere arrivato: sì, sei in montagna.
Lo capisci dai grattacieli che ti accolgono, perchè, a differenza di quelli di città, questi hanno strani rivestimenti in legno e nomi fantasiosi, tipo «Due pini» o «Genziana Residence».
Sono allineati e ritti come abeti, solo che abeti non sono.
Il mattino dopo ti incammini per una salutare passeggiata. E risali l’antico torrente dall’acqua e dalle rive variopinte. Di fiori?
Non tanto, quanto di sacchetti di plastica e lattine.
Continui a salire, sognando candide e immacolate vette.
E, quando finalmente pensi di esserci arrivato - a contatto delle nevi eterne e della natura pura - sbuchi… davanti a un gigantesco capannone, capolinea di chissà quale sciovia, con millenovecentotrentasei sciatori vocianti e urlanti.
Ahi, ahi! Dove sono il silenzio e la pace?
Più facili da trovare se te ne fossi stato in panciolle a casa tua?
GRRRRR!
(Senz’altro avresti speso meno.)
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Vivaviva i Ridarelli – 1
I commercianti di calzature gioiscono quando in negozio entra un millepiedi a fare acquisti.
«Gli uccelli grassi non volano» disse con disprezzo Super-Passero Prof al piccione pronto per la tavola, e ripieno di uvetta e di ogni ben di Dio.
Il latino non è, come può sembrare, un lato piccolo. Ma è una lingua. Da non confondere con quella di vitello.
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WEBBY, Il Piccolo Internettiano
Storia del mostriciattolo che sconvolse il Web!
Per la prima volta, rivelata l’incredibile avventura.
Capitolo Primo
Sul Web, un giorno, dal pancione di una b (bi) uscì un tipino curioso, misterioso, un esserino.
Non faceva «pio-pio», non poteva essere un pulcino.
Nemmeno aveva le piume, non era un uccellino.
Guizzava, piuttosto, simile a un girino, ma era una cosa troppo strana per essere il bebè di una rana.
Aveva più della scintilla che brilla, era dunque l’infinitesimo pezzettino di una stella?
Era la briciola di un astro? Di una cometa?
O era un atomo di pulce, lucente come seta?
Di certo rappresentava un evento importante: il Web ora contava… un abitante!
Oltre agli EU, Esseri Umani, e agli ET, Extra-Terrestri e marziani,
era nato IL PRIMO DEGLI INTERNETTIANI.
Ma, ahimè, c’è sempre uno spigolo in agguato:
il piccolo Internettiano esce dal pancione della B (bi) e finisce agganciato a una C (ci). Come un pesce all’amo.
Tutto questo succedeva nel sito del Dragone, gran passione di Chen Lì.
Ma Chen Lì chi era?
Chen Lì, bambino gran navigatore, era un cinesino sognatore.
Si divertiva, clicca e clicca, ad accendere la lingua di fuoco del Dragone.
La lingua diventava rossa, esplodeva, combinava un gran sconquasso
con gran spasso di Chen Lì. Beh, ecco qui…
Fu così che il cinesino vide l’esserino e cliccò: la lingua di fuoco del Dragone scoppiò, sganciò l’esserino dalla C, lo liberò.
Ron Lì, prima premura, diede un nome alla piccola creatura.
Ron Lì pensò: la pera viene dal pero e perciò si chiama pera?
L’esserino viene dal Web e il suo nome Webby sarà.
WEBBY!
W, come Wurstel.
E, come Elicottero.
B, come Biscotto.
B, come Birillo.
Y, come Yogurt.
«Oh, Webby, fratellino mio, cucciolo caldo» ripeteva Ron Lì all’esserino.
Ma l’esserino stava dentro lo schermo, e caldo non lo era affatto.
Capitolo Secondo
Nemmeno aveva un corpo, tantomeno un cuore, Webby era piatto.
Non poteva neanche udire, sentire.
Era una bizzarria della tecnologia,
solo energia, la stessa che scatena fulmini e saette o illumina le lampadine,
che non sono fatine di cui innamorarsi.
E poi Webby, com’era apparso, era subito scomparso.
Via dalla schermo,
dentro il Web lui ormai volava. Mentre Chen Lì lo chiamava.
Chen Lì, disperato: «Webby, Webby, dove sei andato?».
Webby, scatenato, si scontra con le e-mail che incontra. E che macello!
Perché lui non ha un cuore ma neanche un cervello. Non sa quel che fa,
lui solo va.
Sfascia le e-mail, le rivolta e sbatte come ciabatte. Stravolge le parole.
C’è l’e-mail: “Rosolare il pane…” che diventa: “Rosolare il cane…”.
E c’è chi scrive: “Attenti al gelo…” che diventa: “Attenti al pelo…”.
C’è chi protesta: “Il tuo messaggio è confuso…” che diventa: “Il tuo massaggio è fuso…”.
E chi racconta: “La Norvegia ha porti suggestivi…” che diventa: “La Norvegia ha morti vivi”.
Webby combina una gran frittata. D’altra parte chi può immaginare che ora la Rete è abitata?
Chen Lì è disperato: «Webby, piccolo mio, dove sei andato?».
Intanto Webby sempre corre e va , e un tizio scopre nel suo schermo Webby, fermo, e chiama la polizia:
«C’è un mostro nel computer che mi spia!».
La polizia risponde: «Non possiamo farci niente, impossibile entrare nello schermo a catturare un delinquente».
Ma Webby è già sparito ed è finito nello schermo di un ragioniere che tutte le sere fa i conti.
Webby scambia le cifre per dei monti, scala un quattro, va in cima a un otto, spara un botto,
il ragioniere si spaventa, si tappa occhi e orecchie, scappa a casa,
il ragioniere impazzito scambia la moglie incinta per un 6.
Un SEI!
Capitolo Terzo
La voce corre: c’è un terrorista in Rete! Occorre bloccarlo, eliminarlo.
Viene incaricato il gran scienziato Zimmerfrai.
«Toglici dai guai!» lo pregano.
Deve provvedere al più presto, lesto, studia e inventa, e tenta,
mentre Webby corre tra cavi e fili, fa «marameo» ai virus, e sono tanti, quanti!
Poi come un demonio si fa fuori una fila di file in pinzimonio.
Il disastro è spaventoso! Ma Zimmerfrai è ambizioso, e un bel giorno (un giorno bello) grida: «Ho trovato il rimedio che funziona, la soluzione buona».
Lo chiamano in Tivù per saperne di più e lui dichiara:
«Signori, ho inventato la CIRIBIRICIACCOLA».
La Ciribiriciaccola non è una trottola, ma un fior di invenzione che ha ogni funzione a misura della situazione.
È cento macchine in una,volendo raggiunge anche la luna col suo raggio micidiale contro ogni male.
La Ciribiriciaccola entra in funzione, Chen Lì piange per la disperazione:
«Povero Webby me lo colpiranno»
ma la Ciribiriciaccola combina un danno. Anzi più d’uno. Non si salva più nessuno.
Provoca contatti, e fatti misteriosi e curiosi.
Il primo incidente, l’inconveniente: in Perù, dal rasoio elettrico di un tale esce improvvisamente una vocina. E poco male. Se fosse normale che un rasoio esprima un’opinione.
«Ehi, Pepito! Cambia musica» il rasoio grida al suo padrone che sta canterellando una canzone. Il rasoio parla con la voce della televisione a causa di un contatto nato dal fatto che il mondo ormai è legato e collegato tutto da fili e onde .
Così dopo, subito, anche un missile era volato e nessuno lo aveva comandato.
Il missile aveva preso le vie del cielo, non era esploso per un pelo e, infilata una nube dopo l’altra, era passato su Parigi per inabissarsi, a Londra, nel Tamigi.
Aveva terrorizzato interi continenti. Per non dire lo sconcerto dei gabbiani londinesi, intenti a galleggiare, placidi e distesi, che s’erano visti il mostro con il rostro addosso.
Si bloccò la Ciribiriciaccola. Dato lo spavento occorreva un provvedimento:
si creò una commissione per chiarire la ragione del terribile scompiglio.
La commissione affronta il groviglio ed esce detto: la causa di tutto è un vecchietto.
Il vecchietto aveva avviato il suo PC in Ucraìna ed era partito il missile in Cina.
La commissione dimostra la connessione tra PC e missile con un calcolo terribile, difficile, frutto del talento del professor Iroshi Kanizawa, autentico portento. Peraltro finito matto perché innamorato, non ricambiato, di una formula.
Webby aveva rischiato più volte di incappare nel raggio della Ciribiriciaccola infernale, ma anche gli Internettiani hanno un santo perché, miracolo, d’incanto, ogni volta all’ultimo momento, Webby, con un contorcimento,
era sfuggito, sebbene inseguito.
Proprio un diavolo, cavolo!
Incredibile ma vero. Anzi, incredibile ma… zero!
Perché il raggio era sempre andato a vuoto.
Capitolo Quarto (fine)
Chen Lì, intanto, s’attacca alla tastiera, ancora un po’ la spacca tanto la picchia. Clicca, clicca.
Spera di trovare Webby per dirgli: «Webby corri da me
che ti nascondo magari nel puntino tondo di una i».
Supplica Chen Lì. Invano. Non sa che Webby è salvo e sano.
Una mattina il cinesino scorge un frullo nella schermata,
sbuca un’icona insperata, Chen Lì sussulta. Esulta.
E’ un qualcosa, a dire il vero (se uno deve essere sincero) che somiglia più a una mosca che guarda losca e fosca.
Ma potrebbe essere un effetto di luce più che un insetto dallo sguardo truce.
Cosa sia, insomma, non si sa. Fatto sta che tanta è l’aspettativa del bambino,
che lui pensa che sia il suo esserino: pensa sia Webby,
E a questo proposito, cari amici, amici cari, mi si consenta una considerazione:
una constatazione che potrà sembrare una consolazione
ma che in qualsiasi modo la prendiate, è giusto sappiate: fortunatamente
nella vita non conta quel che si vede, ma quello che si crede.
Così Chen Lì pensa che il frullo nella schermata sia il segno di una giornata
fortunata: pensa che sia il suo esserino, ed è tanta la meraviglia
e l’emozione che lo piglia, che resta senza fiato, incantato, fissa lo schermo, imbambolato. Gli batte il cuore e passano le ore. E viene sera,
e Chen Lì va a letto cuor-contento per l’evento.
Ma qual era invece la verità vera, quella sera?
La verità vera è che Webby, che tante attese aveva suscitato e tante insidie ed ansie aveva superato e provocato, aveva fatto la fine degna luminosa del mito ch’era diventato.
Lui, Webby, che poteva sembrarlo ma non era un tarlo, né un cartoon né un nano, ma solo un esserino un poco strano, aveva chiuso la sua partita con la vita, alla grande.
Passando di spina in spina, s’era sposato con una lampadina (Il fatto che la lampadina arse, innamorata, e restò bruciata, è – come si usa dire – un’altra storia. Il cielo l’abbia in gloria.)
Chen Lì, diventato grande, anche lui si sposò,
ohibò! ma non con una lampadina…
per quanto la sposa fosse piccolina
e con la testa grossa, tanto che a una lampadina poteva somigliare,
anche se non era capace di illuminare.
Finisce qui, così, la storia di Chen Lì e di Webby, primo Internettiano,
che tanto scompiglio aveva creato nel genere umano.
Fine© riproduzione riservata
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